IL "SOSTRATO" DELLA POESIA - Intervista a Rudy Toffanetti

Intervista a Rudy Toffanetti

A cura di Floriana Porta





1) All’interno della tua ricerca trova spazio la geologia e l'estinzione. Cosa ti interessa di questa tematica, e perché ne hai fatto un tema di indagine?

Il motivo principe è che semplicemente è una mia passione, qualcosa che mi accompagna da quando sono bambino. Ho trovato poi che questa tematica interessase la nostra contemporaneità e chiunque ci viva, e che quindi valesse la pena di approfondirla. Da un lato c'è l'emergenza climatica, e quella che Elizabeth Kolbert ha chiamato la sesta estinzione di massa, che si sta consumando nemmeno così tanto silenziosamente sotto i nostri occhi: foreste che bruciano, ghiacciai esausti e come marciti, mari inaciditi e rigonfi di scomparse. Dall'altro poi c'è anche un'estinzione molto più egoistica e soggettiva, ossia il crollo di quel periodo chiamato "globalizzazione" o "egemonia americana", e tutto quello che l'ha causato e che comporta: ci siamo ingannati pensando che la realizzazione delle nostre pulsioni e dei nostri desideri non solo fosse completamente legittima, ma fosse anche un modo per preservare la pace e la democrazia - oggi ci troviamo in un mondo in guerra, consumato dall'avarizia e in cui i rapporti sociali sono dissolti. Anche in questo senso la scala del tempo geologico ci mette a confronto con una radicalità che supera la nostra contingenza: credo che essere "giusti", ammesso che si possa esserlo, significa accettare la nostra parzialità in dialogo con un tutto che ci supera. Gli esseri umani hanno il linguaggio, l'autocoscienza e la cultura - ammesso che siamo gli unici esseri viventi ad averla - ma queste prerogative che appaiono assolute quando le esperiamo hanno senso solo se non delirano nel solipsismo, nel narcisismo, nell'onnipotenza. Siamo tutti precari sulla crosta del pianeta, e nella precarietà credo che possiamo coltivare l'ascolto necessario all'equilibrio sociale e a quello ecologico. 

 
2) Come artista ti esprimi attraverso la poesia. Cosa ti affascina di questo tipo di linguaggio?

Ci sono due piani su cui penso che si possa rispondere. Il primo è quello misterioso dell'inconsapevolezza: semplicemente le immagini si sono formate così, hanno assunto quella disposizione musicale e quelle visioni a priori di ciò che io volessi. È insomma quella che in modo esausto continuiamo a chiamare ispirazione, l'emergere dell'idea. Poi c'è invece il pensiero consapevole: la poesia è un congegno verbale in grado di esprimere grande verticalità e condensare in poco spazio ampie riflessioni, percezioni, pensieri e moti dell'interiorità che tutti abbiamo. Ho fiducia insomma in un pensiero poetante, ossia un intruglio di detto chiaramente, detto di traverso e non detto che riesce a comunicare ciò che è inesprimibile nel linguaggio: questa incomprensibile epifania di ciò che inconsapevolmente siamo. Garous Abdomalekian dice che la poesia è un lavoro che si fa in due tempi, prima si trova la cosa e poi la si nasconde - in questo modo, nascondendo il tesoro, l'arte permette a qualcuno di vivere l'esperienza di mettersi alla sua ricerca, si fornisce una mappa per un mistero e si promette a tutti una ricerca. Il congegno letterario della poesia credo sia ancora un bel modo per vivere questa avventura. 

 
3) Ci sono dei poeti che hanno influenzato il tuo percorso artistico o che continuano a inspirarti?

Sono tantissimi. Sicuramente Franco Loi, a cui è dedicata l'appendice finale del libro, è il poeta e l'uomo verso cui ho un debito affettivo. Ma quello che ci tengo a dire è che hanno contribuito alla stesura di questo libro tutti i poeti che ho letto, anche e forse soprattutto quelli che inizialmente non ho apprezzato. C'è il rischio di credere di sapere che cosa sia il bello, o che cosa sia davvero la poesia, e ci dimentichiamo che letteratura non è qualcosa che oggi possiamo imbrigliare in una definizione univoca, ma un'esperienza complessa in cui ci dedichiamo alla meditazione linguistica. E quindi per me sono stati indispensabili i testi ispirati di Loi, ma anche le rivoluzioni del linguaggio di Zanzotto, ci sono Adonis e Abdomalekian, Sereni, Fortini e Raboni e poi Cucchi, Bianca Dorato, poetessa dimenticata e incredibile che ha costruito un paesaggio alpino in modo così nitido, ma anche miei coetanei come Ghiotti, Mussoni e Frunari, e altri del XVI Quaderno di poesia contemporanea di Marcos y Marcos, come Perozzi, Milleri e altri - anche coloro dai quali mi sono sentito più lontano: mi sembra che in modi diversi stiamo cercando di fare la stessa cosa. Oltre ai libri di poeti poi ci sono i romanzi, come Le cure domestiche di Marilynne Robinson, o i testi di divulgazione scientifica, come La malinconia del mammut di Massimo Sandal, Il tempo e l'acqua di Andrej Magnason, La sesta estinzione di Elizabeth Kolbert, e Homo sapiens e altre catastrofi di Telmo Pievani - e i libri di geopolitica La sconfitta dell'occidente di Emanuel Todd o Il suicidio della pace di Alessandro Colombo. A questi si aggiungerebbero gli spettacoli teatrali di Daria Deflorian, Federico Cicinelli e Daniele Turconi, e le conferenze sull'intelligenza animale di Giorgio Vallortigara o quelle sul concetto antropologico di intimità di Francesco Remotti. Tutto questo, per quanto mi riguarda, è il sostrato della poesia, e in essa si va a depositare creando suoni, immagini e visioni che assumono la forma di versi su cui lavorare. 


RUDY TOFFANETTI

Rudy Toffanetti (Milano, 1994) ha pubblicato in poesia Sul confine (Nino Aragno Editore, 2016) e La luce della luna (Nino Aragno Editore, 2020). In prosa ha pubblicato il saggio narrativo Franco Loi. L’erede del sole (FVE Editore, 2021).


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