LA POESIA È UNA FORMA DI RESISTENZA - GIOVANNA ALBI
Intervista a Giovanna Albi
A cura di Floriana Porta
1) Antonia Pozzi ha scritto “A me è sacra la poesia”. Quali strumenti abbiamo, secondo te, per “insinuarsi” in questa sua dimensione così intrisa di sacralità e profondità spirituale?
Antonia Pozzi era molto giovane quando si affacciò alla poesia, nel 1929. Aveva allora 17 anni; era una ragazza avanti rispetto al suo tempo e alle sue coetanee. In fondo una ragazza, di rara sensibilità e intelletto aguzzo, che volgeva lo sguardo dentro le cose. La sua differente sensibilità creò una distanza tra sè e il mondo, già dall'infanzia. Per lei centrale è la scuola vissuta come luogo di formazione e di costruzione identitaria. Una dimensione alta/altra in cui mettersi in gioco. Qui conobbe l'amore e la poesia. Le furono guida gli studi classici che nella poesia incarna. Sacra, quindi, nel senso latino, di sacer da cui sacellum, luogo superiore di connessione tra sè e il mondo/ creatura, in cui dimora la scintilla divina, che per lei è immanente l'Umano. Poesia sacra in quanto intima e autentica, stanza per sè di autoscienza in cui rivelarsi nella sua Essenza. Fuori le parate fasciste e le donne omologate al regime schiave per patriarcato. Lei è aucoscienza e scoperta anche del suo corpo, come ne Il canto alla mia nudità. Sacra perchè espressione libera, fuori dalle catene del padre e della borghesia aristocratica in cui viveva che le oppose il silenzio. Amare il suo Professore Antonello fu il destino della sua maturità fuori dagli schemi. Antonello era soprattutto la Classicità e lei l'Eroina. Profonda spiritualmente in questo senso, come autocoscienza della diversità e ricerca di senso. Ma le bruciava anche la carne e per lei Dio non c'è: è l'erede di Leopardi prima e del Positivismo poi.
2) Scrivere è un’operazione lenta, riflessiva e calcolatrice oppure è un processo impulsivo e istintivo?
Scrivere è innanzitutto impegno con sè stessi e col pubblico, se c'è. Direi che prima di inoltrarsi nella scrittura, bisogna formarsi con la lettura. Poco a poco, se contivata fin da bimbi, la mente cresce e assimila un repertorio vasto di immagini e parole, che Heidegger chiama La Casa dell' Essere: il linguaggio. Per Pier Paolo Pasolini è resistenza all'ovvietà e costruzione di un Io consapevole. Nessuno di noi può scrivere ex nihilo, cioè dal nulla; abbiamo millenni di storia dietro da portare dentro di noi. L' anima sarà pronta a scrivere, quando gravida di sapere e simboli, in un attimo si schiuderà, come per illuminazione, si aprirà ad un" intuizione del senso segreto, coglierà l' interconnessione di tutte le cose. Le corrispondenze di Baudelaire sono intuizioni simboliche. Poi ci sarà il cesello, la cura dei particolari, l'indagine lenta, la lenta consapevolezza dei contnuti da controllare. Ma, credo che l'approccio debba essere immaginativo-intuitivo. Non si scrive per schema, ma per talento e destino come la Pozzi o la Woolf.
3) C’è qualcosa di più potente della poesia?
Più potente della Poesia e di qualsiasi arte c'è la Vita che ci travolge, mentre tentiamo di fissare e eternare l'attimo. Il Tempo ci trascina col suo fiume in una corrente anche insensata. Siamo relitti che cercano la salvezza nelle Arti, ma, nella visione Leopardiana che è anche mia, il Nulla ci risucchierà, anche se, diversamente da Leopardi, non credo vani i moti nostri. La vita insignificante cerca un senso, l'attimo eterno, la sosta creativo- riflessiva per non essere rusucchiati dal gorgo profondo del Tempo/ Morte anzi tempo. Questo lo scopo delle Arti, tra cui la Poesia, l'ultima illusione di Eterno. Ma, ricordo: Illusione. La Natura meccanicistica è piu potente e anche violenta.
La Poesia è una forma di resistenza di chi ha troppa vita nel sangue, come l'Antonia Pozzi. A volte, si muore per troppa vita, perchè la stanza per noi è inascoltata e sola. Si muore per divergenza, rottura delle vene che portano sangue. I suicidi scoppiano di vita senza ascolto. Dio non c'è e la Poesia non salva. Si, la poesia non salva, rivela. Come il Tempo, unico vincitore!
GIOVANNA ALBI
Teramana, ospite di Perugia, ma spesso in viaggio, libera docente soprattutto di greco e filosofia, scrive libri, ma non si definisce scrittrice. Nota critica letteraria, redattrice di Satisfiction e Letteratitudine, con relative rubriche ospite di Rassegne letterarie e filosofiche, coniuga Antico e Contemporaneo. Per lei la cultura non dovrebbe essere divisiva, ma mare navigabile. Ultima opera Il Castello di Carte Di felice edizioni 2025. In prepazione il saggio La vera Antonia Pozzi. Indagine poetica e psicofilosofica.

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