IL POTERE SEDUTTIVO DELLA PAROLA

 Intervista a Federico Preziosi

A cura di Floriana Porta







1) Poetare significa indagare, rielaborare e registrare? E se si, con quali regole questo accade?

Poetare significa fare, costruire, attraverso la parola, ma nel materializzare suoni e immagini con le combinazioni fonetiche si indaga, rielabora, registra. Come accada un simile prodigio non saprei spiegarlo in maniera sistematica. Se penso a me stesso, all'esperienza personale maturata alle prese con la scrittura, sebbene non abbia la presunzione di annoverarmi tra i prodigi, posso dire di intravedere un compromesso tra regola personale e ispirazione. Ogni poeta, ossia colui che si esprime attraverso l'atto poetico, mette in campo un linguaggio ricco di letture, esperienze di vita, ed è forte di precedenti tentativi di scrittura. La poesia, tuttavia, richiede uno slancio immaginifico e possibilmente sonoro, è parola che va oltre e si relaziona all'Altro generando esperienze sensoriali variegate, distruggendo il senso per poi ricomporlo. La poesia, come la musica, possiede una componente ineffabile che interviene in maniera incisiva sul potere seduttivo della parola. Per questa ragione credo nell'ispirazione, quale atto mai riproducibile o ripercorribile allo stesso modo, lontano dal mestiere eppure vicino all'artificio. L'ispirazione, in fondo, ha pur sempre bisogno di una tecnica per esprimere il massimo del proprio potenziale.

2) Esiste una distinzione tra arte e vita?

Sono dell'idea che la vita vada separata dalla scrittura nella misura in cui la prima non interferisca sulla seconda e viceversa. Le opere sono tali se prese in considerazione a prescindere dall'esperienza esistenziale dell'autore. Facile a dirsi, mi si potrebbe obiettare! e non senza ragioni, lo riconosco. Pertanto cerchiamo di guardare le cose nella propria interezza: se è indubbio che vi sia un'influenza del percorso di vita sulla scrittura, è altrettanto vera e urgente la necessità di sottrarre la parola alla vicenda biografica del proprio autore, perché solo in un’ottica di separazione può essere tramandata nel modo più oggettivo possibile. Le vicende biografiche del poeta possono intaccare fortemente l'integrità valoriale della scrittura in quanto potenziale filtro moralizzatore e dunque comodo per la nostra fruizione, ma non per l'espressione in sé. Il lettore ha una grande responsabilità. È facile determinare la grandezza di qualcuno per meriti extra letterari. Pensiamo all'impatto che assumono eventi come la morte o il suicidio. Non di rado i poeti diventano importanti o degni di nota grazie a un trapasso, ma questo è un modo meramente emotivo di relazionarsi alla parola: si va a colmare un senso di colpa il più delle volte, non a penetrare quello stesso mistero che, tuttavia, era stato già posto nel pieno della vita del poeta. Anche le attività collaterali concorrono al giudizio sulla parola e l'immagine pubblica si estende persino su un gesto intimo quale la poesia sa essere. Liberarsi da mitizzazioni letterarie, ideologiche e mediatiche è il più grande servigio che si possa fare per la parola poetica. 


3) La parola, pur nei suoi limiti ermeneutici, è l’unico strumento di potere in mano al poeta?

Tentando di rispondere, comincerei da una domanda essenziale: la parola, in senso poetico, che cos'è? È un insieme di suoni organizzato oppure assume un'accezione più ampia? Propendendo per la seconda opzione, direi che il poeta è certamente l'artefice del fare, ma al tempo stesso diventa strumento della Poesia. Se fosse il contrario dovremmo riconoscere nell'arte poetica una struttura definita e molto più rigida entro cui il poeta sarebbe chiamato ad agire; e invece il poetico, ossia la proprietà di rivelare le cose sotto una luce differente, si manifesta anche in forme diverse nella sua eccezionalità. Quante volte viene utilizzato l'aggettivo poetico per innalzare un'arte al massimo grado estetico. Nulla è più elevato di tale proprietà che porta in dote meraviglia, stupore, illuminazione. Il poeta, tuttavia, dispone come materia grezza da trattare la stessa parola, da qui ha la possibilità di elevarla costruendo un ponte con l'Altro. La struttura data è funzionale all'espressione di un sentire personale che tenta di mettersi in relazione col mondo. Anche le forme della tradizione seguono questo principio, ma qui entrano in gioco anche fattori culturali e linguistici. In ogni caso, il poeta non fa a meno del poetico, per preservarlo può scegliere di sottrarre e non aggiungere, avvalersi di musica, cinema, teatro, pittura, visioni e, perché no? persino della tecnologia. È possibile addirittura sacrificare la comunicazione in questo processo, ossia la ragione profonda dell'utilizzo di una lingua, mettendo a dura prova l'intrinseco valore relazionale. Eppure affinché la parola poetica accada sono necessari sguardo, coscienza e soprattutto intuizione.



FEDERICO PREZIOSI

Nato ad Atripalda (AV) nel 1984, dal 2017 vive a Budapest, in Ungheria. Ha insegnato Lingua e cultura italiana a stranieri, ma dal 2022 lavora in una multinazionale nell’ambito delle Risorse umane. È fondatore del gruppo di poesia su Facebook Poienauti, moderatore di Poeti Italiani del ‘900 e contemporanei e portavoce della comunità poetica Versipelle. Scrive di poesia per exlibris20 e Readaction Magazine, e si occupa della divulgazione di opere poetiche nella trasmissione web “La parola da casa” condotta sulla pagina Facebook della comunità poetica Versipelle insieme a Giuseppe Cerbino. Autore di Variazione Madre, edito da Controluna - Lepisma floema, i suoi versi sono stati pubblicati su alcune antologie (tra cui Nel corpo della voce, a cura di Elena Deserventi, Controluna, Poesia a Napoli voll. 1, 2, 3, con prefazione di Antonio Pietropaoli, Guida Editori e Distanze obliterate, a cura di Alma Poesia, Puntoacapo Editrice), riviste e blog online e quotidiani locali e nazionali (tra cui La Repubblica e Poesia, di Luigia Sorrentino sul sito della Rai). Alcune delle sue poesie sono state tradotte in ungherese, polacco e catalano. Messa a dimora (Controluna - Lepisma floema) è la sua ultima pubblicazione.

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